La regione riconosca la specificità per la sanità di montagna

LA SPERIMENTAZIONE REGIONALE È FALLITA, LA REGIONE RICONOSCA LA SPECIFICITÀ PER LA SANITÀ DI MONTAGNA NELLA LEGGE DI RIFORMA SANITARIA

L’emergenza Covid ha definitivamente sancito il fallimento della Legge Regionale di riforma sanitaria la L. 23/2015 portato alla luce l’inadeguatezza del sistema sanitario lombardo del centrodestra che, proprio in questa fase, ha mostrato tutta la sua fragilità e sancito il fallimento della legge regionale di riforma sanitaria, la n. 23 del 2015. Un fallimento che si è concretizzato con la defenestrazione dell’assessore regionale alla sanità Giulio Gallera, capro espiatorio delle incapacità del governo lombardo, e il successivo “commissariamento” di Fontana da parte di Salvini. “Il centrodestra a trazione leghista che guida la Regione – dichiara il segretario provinciale del Pd, Michele Iannotti – in vent’anni ha depotenziato il sistema sanitario ospedaliero pubblico a favore del privato, marginalizzato la medicina del territorio e l’attività di prevenzione e abbandonato a se stessi i medici di medicina generale. E i risultati, disastrosi di questa politica, si sono visti in tutta la loro drammaticità durante questa emergenza”.

I democratici sono quindi convinti che si renda più che mai necessario l’avvio di una fase di confronto politico ed istituzionale che porti al superamento della legge 23 e che sia anche l’occasione per riconoscere finalmente la “sanità di montagna” partendo dalla specificità montana riconosciuta dalla Legge Delrio, e declinata nella Legge regionale 19/2015 che, all’articolo 6, già contiene un richiamo alla sanità montana stabilendo, ad esempio, che per i territori montani i finanziamenti, i trasferimenti in ambito di programmazione socio-sanitaria, devono tenere conto di indici premiali parametrati ad una serie di condizioni di svantaggio strutturale. Indicazioni che, come tante norme contenute in questa legge, sono state fin qui disattese.

“Bisogna garantire ai cittadini che vivono nelle zone montane come le nostre un’attenzione particolare – dice Iannotti -, che parta dal fondato presupposto che il territorio alpino ha caratteristiche e peculiarità tali che rendono l’assistenza socio-sanitaria più difficoltosa che altrove. E’ necessario quindi, che si cominci a delineare un tipo di sanità specifico per la montagna che venga riconosciuto giuridicamente all’interno della Legge di riforma sanitaria regionale”. Una “sanità di montagna” che possa contare su maggiori risorse economiche, che punti sulla diffusione capillare della medicina territoriale e su una rete ospedaliera che sia in grado di rimettere al centro i veri bisogni sanitari della popolazione della provincia dando un’adeguata risposta a tutti i mandamenti.

“In questi vent’anni e, in particolare in questi ultimi mesi, sul nostro territorio – ricorda il segretario provinciale – abbiamo assistito all’imposizione di politiche sanitarie regionali prive di qualsiasi prospettiva e visione d’insieme, che non hanno fatto altro che acuire una divisione territoriale che rischia di contrapporre le nostre comunità: un rischio che dobbiamo scongiurare. Dobbiamo piuttosto ripartire dall’articolo 6 della legge regionale 19 che disponeva che la giunta regionale stabilisse, entro sei mesi dall’entrata in vigore, i criteri e le modalità per l’individuazione e l’applicazione degli indici premiali speciali per il nostro territorio montano, e che ad oggi, a distanza di oltre cinque anni, non è ancora stata applicata, ennesima dimostrazione di una politica degli annunci, poi quasi sempre disattesi”.

Il Pd provinciale ha elaborato, nei propri organismi direttivi, alcune proposte concrete, che si elencano di seguito in maniera sintetica, come contributo al dibattito che si avvierà a breve in consiglio regionale e che porterà alla revisione della vigente legge di Riforma sanitaria, sulle quali chiediamo la condivisione di chi a livello territoriale ricopre importanti ruoli istituzionali in Regione Lombardia:

1) La sanità in montagna costa di più: chiediamo che la Regione Lombardia riconosca una specificità per la “sanità di montagna” con maggiori risorse economiche da utilizzare per investimenti strutturali e tecnologici dei presidi sanitari provinciali esistenti allo scopo di garantire servizi di qualità per tutti i cittadini della provincia;

2) Ridefinire gli ambiti territoriali in termini di riorganizzazione socio-sanitaria, attraverso il riconoscimento di un ambito territoriale che coincida con i confini della nostra provincia, anche in virtù del riconoscimento della specificità montana della nostra provincia contenuta nella Legge Delrio;

3) Investire sul personale sanitario che lavora nelle strutture dei territori montani: introdurre strumenti specifici che devono prevedere incentivi economici, formativi e professionali, oltre che favorire la formazione del personale in loco (infermieri, fisioterapisti, ecc..), considerata la grande disponibilità di infrastrutture immobiliari esistenti, e l’impiego di personale medico specializzando o già specializzato anche attraverso borse di studio aggiuntive e/o fondi economici mirati;

4) Favorire forme di collaborazione con la vicina Svizzera partendo dalla possibilità di esplorare le occasioni fornite dalla stessa legge Delrio, che concede alle province montane “la cura delle relazioni istituzionali con province, province autonome, regioni, regioni a statuto speciale ed enti territoriali di altri Stati, con esse confinanti e il cui territorio abbia caratteristiche montane, anche stipulando accordi e convenzioni con gli enti predetti”.

5) Potenziare in maniera capillare la medicina territoriale: investire sul territorio per favorire l’assistenza a tutte le persone, anche a chi abita nelle zone più isolate; rafforzare il ruolo ai distretti socio-sanitari prevedendo la figura dell’infermiere di comunità; investire sull’assistenza domiciliare e diurna; valorizzare l’operato dei Medici di medicina generale e dei pediatri anche attraverso la messa a disposizione di nuovi spazi attrezzati per favorire nuove forme organizzative;

6) Implementare la telemedicina la cui applicazione diventa fondamentale all’interno di un territorio montano come il nostro per contribuire a qualificare le risposte ai bisogni con benefici per la salute dei cittadini e a ridurre i disagi e le carenze determinate dalle distanze;

7) Rafforzare il territorio con la creazione di strutture intermedie capaci di garantire cure adeguate a pazienti in fase di post acuzie (es: Casa della salute);

8) Rendere ulteriormente sicuro il servizio di emergenza-urgenza investendo e potenziando l’elisoccorso, in particolare nelle ore notturne, garantendo il personale necessario e incrementando il numero delle auto mediche distribuite in modo capillare sul territorio provinciale;

9) Ascoltare il territorio: la programmazione in sanità deve essere condivisa con il territorio e con chi lo rappresenta; è necessario coinvolgere i sindaci attraverso la conferenza e il consiglio di rappresentanza coadiuvato da un ufficio tecnico che possa supportare i sindaci nelle scelte e favorire una maggior integrazione con i servizi sociali.

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