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ELEZIONI POLITICHE 2008
Una sconfitta da cui ripartire per costruire il PD dei territori. *Angelo COSTANZO
La distanza che ci divideva nel consenso tra il centrodestra e il Partito Democratico era talmente elevata che sin dall'inizio la rimonta ci era sembrata impossibile. La novità del PD e il coraggio di Veltroni, di correre da solo, ci avevano fatto sperare in un risultato positivo che non è arrivato. Il PD non è bastato a fare superare una percezione negativa del Governo Prodi e della frammentazione che ha caratterizzato i 22 mesi della legislatura. Al Nord ed in particolare nella fascia Pedemontana facciamo fatica ad essere percepiti come interlocutori territoriali e siamo visti ancora come un partito romanocentrico. Troppe volte abbiamo semplificato il voto alla Lega come un voto di protesta. Il voto della lega è un mix sociale che fa sentire nell'elettore una forte appartenenza territoriale. Nel nostro modello di lettura delle soluzioni ai bisogni della società i territori non sono giustamente considerati. Molti ci spiegheranno perchè abbiamo perso e iniziaranno a fare l'elenco degli errori fornendo la ricetta giusta per sfornare una torta meno amara. Io leggerò con attenzione tutte le analisi sociologiche-politiche e accetterò molto volentieri tutti i consigli per riuscire a radicare il partito in un territorio difficile come il nostro. Personalmente credo che serva molto lavoro nei territori, ripartendo dalle amministrazioni locali per costruire un partito veramente federale dove le scelte vengono fatte dai territori e non imposte dall'esterno. Abbiamo criticato la legge elettorale ma molti sono stati quelli che se ne sono serviti. In Lombardia troppi candidati non erano rappresentativi del territorio. Non si può competere con la Lega e con il PDL di Arcore con un partito dove le scelte sono fatte a Roma. Il PD deve crescere e per farlo deve abbandonare la logica con cui è nato, la logica della "conta" e "spartizione" tra le culture del passato. Forse era un debito da pagare per la nascita del PD ma ora bisogna cambiare passo e lasciare alle spalle il passato. Si chiude un ciclo politico e da qui dobbiamo sapere ripartire con il sostegno di quanti in questi mesi si sono avvicinati al PD. Nessuno in futuro dovrà rivendicare rendite di posizione o vedere nell'altro un ex ma solo un DEMOCRATICO. Il pluralismo, il confronto tematico e culturale in un partito è un valore ma non deve tradursi in correnti organizzate per la spartizione di ruoli e candidature. Il merito, le competenze e il consenso dovranno essere alla base delle scelte future. La vera sfida per noi e sapere creare una nuova cultura politica se vogliamo diventare interlocutori di questi territori. Il PD ha iniziato a farlo ma molta strada c'è ancora da percorre. Abbiamo affrontato uno dei limiti della politica la troppa frammentazione e troppi corporativismi che hanno frenato le azioni dei vari Governi e hanno vanificato la necessità di fare riforme importanti per il Paese. La nascita del PD ha portato ad una semplificazione del quadro politico. Passiamo dai 39 partiti a quattro gruppi parlamentari e questo credo sia un risultato importante che ci avvicina ad altre democrazie europee. Le sconfitte sono sempre amare da digerire ma in questa voglio vedere il bicchiere mezzo pieno anzichè mezzo vuoto per ripartire con la solita testardaggine e passione di sempre. Queste sono alcune brevi riflessioni sul voto. Una valutazione più attenta sarà oggetto della prossima riunione del Coordinamento provinciale che convocherò subito dopo il voto del ballottaggio delle elezioni amministrative di Sondrio.
Grazie a tutti quelli che hanno contribuito al risultato della campagna elettorale ed in particolare ai candidati Elena, Giacomo ed Enrico.
*Segretario Provinciale PD
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